Aleksandr Sergeevič Puškin
MOZART e SALIERI
La circostanza tragica esteriore rappresenta quasi unicamente un'intelaiatura del tutto secondaria dell'azione, e tuttavia nella sua quasi misera essenzialità è così assoluta che le due scene recanti nel manoscritto l’intestazione “invidia” rendono certezza l’ipotesi dell'assassinio di Mozart da parte di Salieri.
Salieri accusa Dio di essere tanto imparziale da non ricompensare l'ardente amore per l’arte, l’abnegazione, la sofferenza, la diligenza e la preghiera con il dono di un genio immortale, e di coronare invece di tale genio proprio l’intelletto di uno squilibrato, di un ozioso, di Mozart appunto.
Per la prima volta Salieri prova un sentimento come l'invidia. Mozart fa ascoltare a Salieri una nuova composizione e gli chiede la sua opinione: Salieri ritiene che questa sia la prova del fatto che Mozart non è neppure in grado di riconoscere il proprio stesso genio.
Decide dunque di avvelenare Mozart, l'artista che è rapito nel mondo celeste, così lontano da ogni aspirazione terrena all'arte da non poter essere più utile all'arte stessa. Nella seconda scena Mozart racconta della commissione anonima del Requiem. Si viene a parlare di Pierre Augustin Caron de Beaumarchais, e Mozart chiede se sia vero che questi abbia avvelenato qualcuno, poiché genio e delitto sono in realtà due realtà inconciliabili. In questo momento Salieri versa di nascosto il veleno nel bicchiere, Mozart beve e si siede quindi al pianoforte per suonare il Requiem. Ben presto però si sente male e se ne va. Salieri, solo, riflette su genio e delitto: sono veramente inconciliabili?